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x86, ARM e SPARC. Il cloud ripropone architetture datate

Allo stato attuale delle cose si potrebbe definire il cloud un ambiente x86-centrico. I professionisti IT, infatti, sanno bene come la maggior parte dei datacenter utilizzino degli stack basati su questa tipologia di architettura. Vi sono però delle buoni ragioni, per credere che anche altre architetture, che potremmo definire “datate”, come ad esempio ARM e SPARC, possano ritornare di moda e prendere il sopravvento.

x86, AMR e SPARC. Il cloud ripropone architetture datate

Allo stato attuale delle cose si potrebbe definire il cloud un ambiente x86-centrico. I professionisti IT, infatti, sanno bene come la maggior parte dei datacenter utilizzino degli stack basati su questa tipologia di architettura. Vi sono però delle buoni ragioni, per credere che anche altre architetture, che potremmo definire “datate”, come ad esempio ARM e SPARC, possano ritornare di moda e prendere il sopravvento.

La ragione è molto semplice. La natura e il carico di lavoro delle applicazioni utilizzate dalle aziende, sta mutando di giorno in giorno. Il numero di dispositivi che richiede o invia dati per essere elaborati o conservati aumenta sempre più e nei prossimi cinque anni sarà più che raddoppiato. Questo andamento comporta la necessità di implementare delle strutture con una maggiore capacità di calcolo e, quindi, con un numero sempre crescente di server fisici. D’altra parte si richiedono architetture altamente performanti e in grado di sostenere questo crescente carico di lavoro.

x86, dunque, potrebbe non essere più il solo esclusivista del cloud, e non è difficile ignorare le attenzioni che negli ultimi due anni stanno ruotando attorno alle architetture non-x86, come ARM, SPARC (Oracle) e Power (IBM).

In effetti ci potrebbe essere spazio per tutti, dato il continuo sviluppo del cloud computing. Secondo Sameh Boujelbene, direttore e capo della ricerca alla Dell’Oro Group, entro il 2018 oltre il 50% dei server sarà spedito ai cloud services provider, alimentando un mercato per oltre 40 miliardi di dollari all’anno. Lo stesso Boujelbene vede grandi opportunità per le architetture non-x86, in quanto sono in grado di fornire prestazioni migliori per eseguire determinati carichi di lavoro.

Mercato in crescita non soltanto per x86

ARM rappresenta di certo una valida alternativa a x86. Ne è testimone la scelta compiuta da Qualcomm, che nel novembre dello scorso anno ha annunciato un piano con delle offerte basate esclusivamente su ARM. La società si aspetta di ricavare da questa scelta 15 miliardi di dollari entro i prossimi 5 anni.

Circa un mese prima, HP aveva presentato quello che ha definito il primo “enterprise-grade ARM-based server”, basato sull’architettura V8 di ARM.

SPARC e Power, sono invece molto interessanti quando si tratta di analisi dei dati I/O, in quanto più performanti rispetto al concorrente x86. Entrambe sono in grado di unire design e flessibilità ad efficienza energetica e alta densità fisica.

IBM nel 2013 ha fondato il consorzio OpenPower Foundation, cui hanno preso parte anche Google e Rackspace, per promuovere lo sviluppo dell’architettura Power. Secondo Brad McCredie, vicepresidente di IBM Power Systems Development, la fondazione rappresenta una grande opportunità per Power, in grado di abbattere le barriere dei costi tecnologici e delle prestazioni a livello di CPU. Al momento la fondazione sta puntando al 20/30 % del mercato cloud, un obiettivo abbastanza ambizioso considerando che x86 detiene circa il 95%.

SPARC, da sempre, pone le sue radici nel settore finanziario, retail e manifatturiero, proponendo un ecosistema relativamente chiuso caratterizzato da macchine in grado di sostenere specifici carichi di lavoro. Nonostante il business di Oracle abbia subito negli ultimi anni ingenti perdite di mercato, soprattutto dopo l’acquisizione di Sun Microsystems (che insieme a Motorola era capostipite dell’architettura ARM), sembra ora godere di un trend in contro tendenza. Dal 2014 il mercato ha subito una impennata (proprio come tutti gli altri produttori di server di fascia alta) e continua a farlo. Paul Flannery, Senior Director EMEA  e Product Manager in Oracle’s server group, ha affermato: “abbiamo visto molti clienti migrare da SPARC a Linux x86 per poi ritornare a SPARC Solaris”. Ciò è stato reso possibile in quanto l’overhead di virtualizzazione con Solaris su SPARC è molto più basso rispetto a tutte le altre piattaforme di virtualizzazione.

C’è posto per tutti, dunque, ma staremo a vedere se x86 continuerà ad affermare la propria supremazia o dovrà cedere il posto ad un vecchio concorrente!

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