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Virtualizzazione e storage: la sfida tra VMware e OpenStack

È ben risaputo che nell’ambito della virtualizzazione a far da padrone negli ultimi anni è stato VMware con il suo vSphere adottato nella maggior parte dei datacenter di tutto il mondo. Anche Microsoft Hyper-V ha fatto abbastanza bene, anche se in misura minore rispetto al suo diretto concorrente.

Virtualizzazione e storage: la sfida tra VMware e OpenStack

È ben risaputo che nell’ambito della virtualizzazione a far da padrone negli ultimi anni è stato VMware con il suo vSphere adottato nella maggior parte dei datacenter di tutto il mondo. Anche Microsoft Hyper-V ha fatto abbastanza bene, anche se in misura minore rispetto al suo diretto concorrente.

Sebbene queste due piattaforme sembrano aver raggiunto un livello di inattaccabilità, da diversi mesi c’è un altro ambiente di virtualizzazione che sta attirando sempre più l’attenzione dei clienti. Si tratta di OpenStack, la piattaforma cloud open source destinata a diventare diretto concorrente di VMware.

vSphere e OpenStack, infatti, offrono entrambe degli ampi ecosistemi in grado di gestire la virtualizzazione, lo storage, il networking, nonché sistemi per la gestione delle risorse, sistemi di monitoraggio e alerting. È lecito dunque chiedersi: fino a che punto OpenStack riuscirà a sostituire VMware? Questa domanda assume ancora più valore se si pensa che recentemente PayPal ha deciso di sostituire, anche se in parte, vSphere con OpenStack.

Per cercare di dare una risposta a questa domanda, vediamo nel dettaglio le due soluzioni di virtualizzazione.

VMware vSphere

In una configurazione vSphere lo storage è mappato su VMware hypervisor ESXi utilizzando diversi protocolli standard, tra i quali Fibre Channel, iSCSI, Fibre Channel over Ethernet (FCoE) e Network File Sytem (NFS).

Sebbene vSphere adotti una ricca gamma di opzioni di connettività, per la gestione dello storage ha adottato un approccio per lo più tradizionale.

In un prima momento l’archiviazione era gestita esternamente a vSphere e richiedeva un lavoro di configurazione manuale. Nelle versioni successive vSphere ha fornito delle funzioni automatizzate per la gestione dello storage. Ma VMware ha continuato a lavorare su questo aspetto ed ha incorporato così una serie di API a fronte delle quali i fornitori di storage possono sviluppare le loro piattaforme (vStorage APIs for Array Integration (VAAI), vStorage APIs for Storage Awareness (VASA) e vStorage API for Data Protection (VADP)). Queste API consentono all’hypervisor lo storage diretto in modo tale da gestire in maniera più efficace le macchine virtuali.

Probabilmente l’area meno sviluppatadi vSphere riguarda lo storage provisioning. Tuttavia con vSphere 6 è stato introdotta Virtual Volumes (VVOLs), una tecnologia che semplifica notevolmente il processo di provisioning.

OpenStack

Il progetto OpenStack è focalizzato sullo sviluppo di un ambiente che consenta ai clienti di implementare applicazioni in datacenter software-defined. Lo sviluppo della piattaforma è suddiviso in più progetti. Ad esempio in ambito compute è associato al progetto Nova, il networking al progetto Neutron e lo storage è associato ai progetti Swift e Cinder.

Cinder fornisce block storage persistenti per ambienti OpenStack. I fornitori di storage possono fornire servizi di archiviazione attraverso l’uso di driver Cinder, in genere implementato come un pesso di middleware che traduce le chiamate API in comandi sulla piattaforma di storage sottostante.

Swift è il componente di vSphere che fornisce supporto allo storage Object. Come Cinder, anche Swift può essere implementato nativamente nella piattaforma OpenStack o può essere consegnato con fornitori esterni di storage.

VMware vSphere vs OpenStack

Dal punto di vista dello storage vSphere offre al momento delle caratteristiche più mature e sta spingendo verso un maggiore grado di interazione con le piattaforme di storage esterne attraverso l’utilizzo di funzioni come VASA  e VAAI. D’altra parte, però, le organizzazioni aziendali potrebbero vedere OpenStack come la soluzione giusta per ridurre i costi aziendali ed eliminare completamente la necessità di uno storage esterno.

vSphere non possiede un supporto interno allo storage Object, ma in realtà questo non è necessario a meno di particolari richieste da parte delle applicazioni VM. Se così dovesse essere l’implementazione sarebbe semplice grazie all’impiego di SwiftStack o un altro object store compatibile con Amazon Simple Storage Service.

La principale differenza ad oggi tra le due infrastrutture risiede nella protezione dei dati. Mentre vSphere implementa delle funzionalità native per gestire il backup delle macchine virtuali, OpenStack delega questa operazione al cliente. Ciò accade in quanto le installazioni OpenStack presuppongono che i dati siano memorizzati separatamente dall VM (a differenza di quanto accade in vSphere) e quindi è più semplice effettuare il backup al di fuori delle macchine virtuali.

Il Disaster recovery è un altro punto a favore di vSphere, in quanto, non esiste un equivalente  in OpenStack.

Le aziende che vorranno trasferirsi ad OpenStack quindi si troveranno di fronte una soluzione ancora in fase di sviluppo con un modello operativo diverso da VMware, ma potranno godere immediatamente del vantaggio in termini di risparmio economico.как получить кредитку по почтедоговор срочного банковского вклада заполненный образецтанзани¤ ценыдам деньги в долг ишимзаявление на получение потребительского кредита в сбербанкегреци¤ в мае отдых ценыcaricature for gigаксессуары для ванной комнаты полкисковороды WOKадвокат в украиневарианты ремонта ванной комнаты фотодома из сип панелей в новосибирскеголовная боль при всд лечениеафрика туризмкупить стрейчпрограмма путевкаа по шри ланке в минскекамера заднего вида в зеркале цена нашутеры