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Red Hat, 2015 fra le novità per cloud e virtualizzazione

Red Hat ha iniziato il 2015 con il turbo, annunciando diverse novità e diversi risultati positivi che dimostrano come l’azienda goda di buona fama e, soprattutto, della stabilità necessaria per procedere all’evoluzione dei progetti in corso e al lancio di nuove iniziative e prodotti per il cloud e il mondo Linux Enterprise

Red Hat ha iniziato il 2015 con il turbo, annunciando diverse novità e diversi risultati positivi che dimostrano come l’azienda goda di buona fama e, soprattutto, della stabilità necessaria per procedere all’evoluzione dei progetti in corso e al lancio di nuove iniziative e prodotti per il cloud e il mondo Linux Enterprise.Red Hat, 2015 fra le novità per cloud e virtualizzazione

La prima valutazione sul 2015 di Red Hat giunge da Gartner che ha inserito l’azienda fra i Vendor con Rating positivo. Gartner realizza i Vendor Rating per circa 30 delle principali aziende IT e Red Hat sottolinea come la valutazione positiva di Gartner sia la dimostrazione dell’importanza delle tecnologie e delle soluzioni rilasciate dall’aziende sul mercato.

A pochi giorni di distanza da questa valutazione, Red Hat non perde tempo e rilascia la versione 3.5 della piattaforma Red Hat Enterprise Virtualization, pensata per permettere alle aziende di implementare infrastrutture virtuali tradizionali, anche come base per un eventuale cloud basato su OpenStack.

L’upgrade prevede il supporto fino a. A 4 TB di memoria per ogni host, 4 TB di vRAM e 160 core per ogni singola macchina virtuale tutto ciò si aggiunge:

  • la gestione e il provisioning del ciclo di vita per host di tipo bare-metal, con cui la macchina virtuale è installata direttamente sull’hardware con l’ausilio della piattaforma Red Hat Satellite;
  • l’analisi costante e in tempo reale delle risorse di elaborazione tramite oVirt Optimizer;
  • l’inculsione di funzionalità derivanti da OpenStack Image Service e OpenStack Networking.

Dalla virtualizzazione al cloud con la nuova Red Hat Enterprise Linux OpenStack

A proposito di OpenStack, Red Hat ha rilasciato la versione 6 del suo tool Red Hat Enterprise Linux OpenStack e questa è la terza novità di inizio 2015. La versione 6 rimpiazza la versione 5 rilasciata nel mese di luglio dello scorso anno. L’Enterprise Linux OpenStack piattaforma Red Hat è in grado di creare, distribuire e scalare un’infrastruttura di cloud computing pubblica o privata basata su OpenStack. Questa piattaforma OpenStack è costruita a partire da Red Hat Enterprise Linux (RHEL), integrando poi la versione Juno di OpenStack come architettura di base.

La versione 6 di Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform introduce le seguenti nuove funzionalità:

  • Supporto IPv6 a qualsiasi tipologia di network, consentendo ai clienti di assegnare indirizzi di tipo IPv6 sia attraverso reti fisiche sia attraverso le reti virtuali gestite dalla piattaforma OpenStack Networking (Neutron);
  • Neutron High Availability per migliorare l’esperienza degli amministratori networking in OpenStack, con alcuni agent che lavorando in modalità “active-active” garantiscono un’alta disponibilità di configurazione. Questa disponibilità migliora la ridondanza di rete, l’uptime e la stabilità sui cloud di larga scala usati negli ambienti di produzione;
  • Single Root I/O Virtualization (SR-IOV) è supportato da un nuovo driver per consentire agli utenti di eseguire la commutazione di rete direttamente sul loro hardware, bypassando l’hypervisor e i vari livelli di virtual switch;
  • Il supporto Multi-LDAP backend e domini facilita i processi di installazione e configurazione per la piattaforma, così come le operazioni quotidiane su lungo termine;
  • Supporto completo per l’elaborazione dei dati: il servizio Sahara viene rilasciato ufficialmente come opzione completamente funzionante per supportare i workload legati ai Big Data;
  • Integrazione Deeper Ceph con nuove funzionalità per OpenStack Compute (Nova) e OpenStack Block bagagli (Cinder), tra cui il supporto completo per i volumi effimeri, con cui è possibile attivare un nodo di computing “diskless” con avvio quasi istantaneo di nuove macchine virtuali;
  • Nuove funzioni tecnologiche in preview, tra cui il provisioning bare metal e il sistema di implementazione e gestione TripleO.

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