I piani che Red Hat sta sviluppando per OpenStack

I contributi di Red Hat a Folsom si dividono in: migliorare la stabilità del codice della community di OpenStack e introdurre nuove funzionalità

Il progetto OpenStack è ormai diventato una realtà e Red Hat rappresenta uno dei suoi membri platinum. Il momento particolarmente favorevole di OpenStack ha superato le aspettative: il Summit di OpenStack ha ospitato più di 1.000 partecipanti che hanno potuto vedere nuovi progressi del codice – giunto ora alla sua sesta release (“Folsom”) – oltre a un avanzamento costante verso l’offerta di prodotti commerciali basati su OpenStack. Nella fattispecie, Red Hat sta ora rendendo disponibile una nuova Technical Preview OpenStack basata su Folsom, un aggiornamento alla prima Technical Preview basata su release “Essex”.

Il processo di trasformazione di un progetto comunitario, come ad esempio OpenStack, in un prodotto per i clienti avviene trasferendo a OpenStack gli stessi processi sistematici di ingegneria e rilascio che Red Hat applica per prodotti come Red Hat Enterprise Linux, Red Hat Enterprise Virtualization, Red Hat CloudForms e JBoss Enterprise Middleware. Stabilità, robustezza e certificazioni sono componenti chiave che caratterizzano le versioni enterprise. La sfida principale sulla quale Red Hat si confronta da anni è quella di raggiungere la stabilità e la robustezza di cui le aziende necessitano, senza sacrificare la velocità di innovazione.

Cosa c’è di nuovo in Folsom

La release Folsom rappresenta la sintesi di continui e sostanziali avanzamenti, grazie anche alla continua crescita della comunità OpenStack. Dalle statistiche di Openstack risulta che Folsom ha registrato un aumento del 65% nei contributor rispetto alla sua versione precedente. Un post di Bitergia offre ulteriori approfondimenti circa il loro numero. L’analisi mostra che centinaia di persone provenienti da 49 aziende differenti hanno contribuito al codice dei sette progetti Folsom. A seguito di questi contributi, la release OpenStack Folsom include 185 nuove funzionalità.

Gran parte del nuovo codice è entrato in OpenStack Compute (conosciuto come “Nova”), migliorandone la facilità d’utilizzo e integrando altre ottimizzazioni, soprattutto per grandi pool di macchine virtuali. Per esempio, la funzionalità “host aggregation” colloca i carichi di lavoro nei pool di risorse a loro più adatti. Un gruppo di risorse potrebbe essere ottimizzato per un compito particolare, come ad esempio un insieme di server ottimizzati con  GPU per elaborazioni intensive, mentre altri resterebbero a disposizione per utilizzi generici. In questo modo un utente tratta un gruppo di server come unità indipendente per ragioni di conformità alle normative. Folsom consente inoltre di effettuare la migrazione in tempo reale (ad esempio, spostando istanze in esecuzione su macchine virtuali da un server fisico ad un altro).

Con Folsom, sono stati aggiunti due nuovi progetti alla piattaforma OpenStack: Networking (Quantum) e Block Storage (Cinder). Quantum slega la componente di rete da Nova, offrendo un modello più flessibile ed estensibile. Un meccanismo di plug-in permette a diverse tecnologie di implementare le chiamate effettuate tramite l’API Quantum. Ciò consente alle organizzazioni di ricreare la complessa topologia di rete presente negli ambienti aziendali. Se da un lato il trend generale del settore si sta orientando verso reti più ’piatte’, la realtà è che i cloud privati e ibridi devono ancora riconoscere e gestire complessità esistenti che non possono essere risolte facilmente. Le estensioni API di Quantum hanno anche lo scopo di fornire un ulteriore controllo su sicurezza, conformità, qualità del servizio e monitoraggio.

Cinder è un nuovo progetto di storage a blocchi, anche se tale funzionalità era precedentemente integrata in Nova. Va ad aggiungersi ad OpenStack Object Storage (Swift) che ha registrato significativi miglioramenti in Folsom di cui alcuni “operativi”, come ad esempio un migliore accesso ai dati di monitoraggio, che consente a Swift di sfruttare le unità a stato solido (SSD) per archiviare i metadati in situazioni in cui sono necessarie alte prestazioni di scrittura o semplicemente un numero elevato di oggetti. Altre funzionalità assicurano maggiore flessibilità in caso di guasti hardware. La disponibilità di questi servizi di storage dimostra la flessibilità del framework OpenStack, consentendo agli utenti di creare più servizi ottimizzati per particolari tipologie di carichi di lavoro e casistiche di utilizzo.

In che modo Red Hat ha contributo a Folsom

Molti dei contributi di Red Hat a Folsom soddisfano le richieste dei clienti e si dividono in due aree principali: migliorare ulteriormente la stabilità del codice della comunità OpenStack e introdurre nuove funzionalità. Così come per la comunità open source, tutti i miglioramenti al codice sono stati inseriti direttamente nei relativi progetti. I contributi specifici di Red Hat a OpenStack Folsom sono stati:

Strumenti di implementazione. RH vuole attivare il supporto per diversi strumenti, infrastrutture e approcci di implementazione. Se il cliente ha già creato o adottato Puppet, Foreman o altri strumenti di implementazione standard, l’approccio della compagnia è quello di realizzare punti di integrazione che semplifichino il plug-in nello strumento di implementazione prescelto.

Introduzione di aggiornamenti appropriati per l’implementazione di software enterprise. RH ha contribuito a creare ramificazioni stabili di OpenStack per consentire alle release più datate (quali Essex) di continuare a ricevere gli aggiornamenti tramite patch provenienti da una versione più recente (ad esempio, Folsom). In genere si tratta di correzioni di bug e patch di sicurezza. Questa funzionalità è fondamentale per creare un prodotto aziendale che richiede un ciclo di vita prevedibile e la capacità di supportare il software in tale ambiente.

Generalizzazione di OpenStack. RH ha continuato a lavorare sulla generalizzazione di OpenStack per renderlo meno strettamente legato a specifiche implementazioni di Linux o protocolli. Ad esempio OpenStack è stato generalizzato per l’Advanced Message Queuing Protocol (AMQP). Inoltre RH ha creato dei meta-plug-in in Quantum per consentire l’adozione di architetture di rete eterogenee invece di essere limitato ad una singola architettura o fornitore. Tutto questo garantisce sia al progetto che ai clienti una maggiore flessibilità e riduce le dipendenze che potrebbero causare instabilità o lock-in durante il percorso.

Continui strumenti di integrazione. RH si è focalizzata su test upstream tramite un progetto denominato Smokestack. Il progetto analizza le patch man mano che vengono inserite nelle varie ramificazioni e le verifica. Questa attività offre un feedback quasi immediato su eventuali regressioni (effetti collaterali indesiderati) del codice, aiutando il progetto della community a diventare più stabile attraverso l’identificazione di possibili problemi in una fase precoce del processo.

Heat project. E’ stato inaugurato l’Heat project, che consente una orchestrazione multi-istanza dei guest. Ad esempio, è possibile creare un modello di deployment per un carico di lavoro che deve implementare un’istanza di un web server, di un app server e di un database server. Il template Heat definisce le dipendenze e presenta il trio come unità completa.

Integrazione Foreman. RH ha lavorato sull’integrazione di Foreman, uno strumento open source di provisioning per guest bare metal e virtuali.

In che modo OpenStack c’entra con Red Hat

OpenStack consente alle organizzazioni IT di realizzare cloud che assomigliano e si comportano come cloud service provider. Questo approccio Infrastructure-as-a-Service (IaaS) si differenzia e completa la gestione della virtualizzazione offerta da Red Hat Enterprise Virtualization, che è più focalizzata su casi di utilizzo aziendali. Sia OpenStack che Red Hat Enterprise Virtualization gestiscono gli hypervisor e offrono funzionalità self-service, ma lo fanno per diversi modelli di architettura e service provisioning.

Red Hat CloudForms offre la gestione aperta di cloud ibridi per provider di infrastrutture eterogenee, sia IaaS on-premise come OpenStack, che di cloud IaaS pubblici come Amazon Web Services o Rackspace o piattaforme di virtualizzazione come Red Hat Enterprise Virtualization o VMware vSphere. CloudForms consente agli amministratori IT di creare blueprint applicativi (sia per applicazioni VM singole che multi-tier) cui gli utenti possono accedere da un catalogo self-service e implementarle nei cloud ibridi.

Queste offerte di infrastruttura e gestione sono completate da OpenShift, la Platform-as-a-Service (PaaS) di Red Hat, che offre agli sviluppatori un facile percorso per lo sviluppo in ambienti cloud. A differenza delle soluzioni PaaS che sono limitate ad un provider specifico, OpenShift può operare su infrastrutture sia in ambienti hosted che on-premise.

Rendere  OpenStack fruibile

La storia del cloud computing si è alimentata con l’innovazione derivante dall’open source, spesso influenzata direttamente dalle esigenze degli utenti finali. OpenStack non fa eccezione. La vasta comunità di sviluppo e supporto di OpenStack comprende organizzazioni di utenti finali con richieste esigenti. Red Hat è orgogliosa di svolgere il proprio ruolo nell’offrire innovazione alle numerose comunità open source in cui è coinvolta, tra cui OpenStack. L’azienda desidera rendere l’innovazione fruibile da parte dei clienti, ed è per questo che Red Hat sta offrendo la Technology Preview di OpenStack. OpenStack dispone del supporto di Red Hat quale parte del più ampio portfolio dell’azienda pensato per offrire valore ai clienti enterprise di tutto il mondo.

 

Fonte: Axicom

 

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