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Fog computing: quando il cloud diventa locale

Il cloud computing è l’innovazione per cui gli utenti sono sollevati dal doversi occupare di molti dettagli di implementazione, come il dover sapere dove avvengono i calcoli computazionali, quali risorse sono disponibili e in quale storage vengono memorizzati i dati. Questa libertà ha un costo, soprattutto in termini di latenza e banda di invio dati. La soluzione c’è e Cisco la chiama Fog Computing

Il cloud computing è l’innovazione per cui gli utenti sono sollevati dal doversi occupare di molti dettagli di implementazione, come il dover sapere dove avvengono i calcoli computazionali, quali risorse sono disponibili e in quale storage vengono memorizzati i dati. Questa libertà concessa agli utenti e agli amministratori IT, in alcune circostanze, crea un problema di non poco conto, che riguarda il grado di latenza che si può raggiungere nelle fasi di invio dati dal dispositivo al server cloud, di elaborazione e di inoltro della risposta dal server cloud al dispositivo. In alcune applicazioni, come nel gaming e nelle sessioni di videconferenza, queste latenze sono tali da diventare insostenibili e rendere così il cloud una strada impraticabile. La soluzione c’è e Cisco la chiama Fog Computing.

Le enormi latenze a cui può giungere un’elaborazione cloud dipende principalmente da un fattore limitativo che è la disponibilità di banda. Per quanto i provider tendano a pubblicizzare velocità di trasferimenti elevate, in realtà anche le tecnologie più all’avanguardia come i trasferimenti 3G, 4G e la fibra hanno delle limitazioni dovute al costo del traffico e al costo della banda disponibile. Trasferire i dati di elaborazione verso il cloud, effettuarne l’elaborazione sulle nuvole e riceverne risposta può quindi diventare dispendioso in termini di banda e di tempo e, di conseguenza, in termini di costi.

Un esempio su tutti: il backup nel cloud è un’ottima soluzione per assicurarsi un archivio dati geo-delocalizzato e posto al sicuro, ma la povertà di banda a cui si è sottoposti rende il processo lento e capace di saturare tutta la banda a disposizione, con conseguenti innalzamenti dei costi infrastrutturali necessari per ovviare al problema.

L’Internet delle Cose e il Fog Computing

Il problema rischia di diventare ancora più importante se si guarda all’avvento dell’IoT o Internet delle Cose, dove ogni oggetto può avere un indirizzo IP e comunicare in Rete tutta una serie di dati da elaborare, a volta anche di notevole entità in termini dimensionali.

Si pensi, ad esempio, che ogni mezz’ora un motore di un jet da solo genera circa 10 TB ogni di dati relativi alle sue performance e alle condizioni di funzionamento. Una mole di dati che deve essere trasferita, elaborata e validata con conseguenti problematiche a livello di latenze.

Il Fog Computing vuole risolvere questa difficoltà di trasferimento dati, in un modo elagante, permettendo ad esempio ai router o ai dispositivi network locali di processare in locale la maggior parte dei dati provenienti dagli oggetti o dai device emittenti, almeno fin tanto che non sia richiesta una potenza computazionale o un’allerta tale da dover far intervenire i server prensenti nel cloud.

Per spiegare meglio questo concetto, si torni ai 10 TB di dati prodotti dal motore: invece che inviare ai cloud server tutte le comunicazioni in cui il motore afferma che tutti i componenti funzionano correttamente, questi dati vengono passati al router locale o all’infrastruttura network locale, che non invia al cloud nulla fin tanto che non si generano dati che possano far presagire un malfunzionamento o una richiesta di intervento tecnico. A quel punto, il router o chi si occupa di processare i dati in locale riporta al cloud server le informazioni fuori range, attraverso una connessione 3G o un link satellitare.

Fog computing: quando il cloud diventa locale

Il nome del Fog Computing e i router Cisco

Questo è il Fog Computing: l’elaborazione non avviene sulla nuvola, ma su strutture intelligenti locali, capaci di mettere a disposizione la propria potenza computazionale limitata per svolgere task semplici, ideati però per permettere l’invio e l’elaborazione nel cloud dei soli dati critici e utili. In questo modo, si diminuiscono le latenze e si risparmia banda.

Per realizzare il Fog Computing, Cisco ha deciso di dotare alcuni suoi router del sistema operaitov Linux combinato con un IOS  – Internetworking Operating System, per creare una serie di dispositivi intelligenti facenti parte di un piano di computing distribuito che compone l’infrastruttura del Fog Computing.

Infine, una curiosità sul nome: Fog Computing è stato scelto da Cisco per differenziare questa tipologia di infrastruttura dal cloud computing facendo esplicito riferimento ai termini atmosferici. Le nuvole del cloud stanno in cielo, in una sfera lontana dall’immanente e da ciò che circonda l’utente, mentre la nebbia (da cui l’inglese fog) indica proprio un fenomeno atmosferico di una nuvola capace di toccare la terra avvolgendola come questa tipologia di computing avvolge gli utenti e i dispositivi.

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