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Flash storage in continua evoluzione, si apre a nuovi scenari d’uso

Le memorie flash stanno diventando una soluzione sempre più economica e conveniente, tanto da essere più convenienti degli HDD per un numero sempre maggiore di tipologie di applicazioni. Certamente la strada per quanto riguarda il loro miglioramento e affidabilità è ancora lunga, ma già quest’anno sono usciti storage molto interessanti, tra cui ad esempio Samsung 840 (qui una recensione) che costa 180 dollari per 250 GB. Il tasso di velocità di questo drive  è valutato dal produttore a circa 96.000 IOPS in lettura e 61.000 IOPS in scrittura. Il Samsung 840 non è l’unica ad avere queste prestazioni e questo prezzo. Intel 320 ad esempio costa 450 dollari ed ha una capacità di 300 GB, ed altre offerte di memoria flash si attestano intorno agli stessi prezzi. La maggior parte dei chassis nei data center possono ospitare quattro drive dati, ed ipotizzando di mettere quattro samsung 840 avremmo un sistema con 1TB di storage, 384.000 in lettura IOPS, 248.000 IOPS in scrittura, con un costo di storage di 720 dollari e l’aggiunta di 0,3 watt all’assorbimento di potenza di un server.

Se il vostro archivio dati misura meno di 10TB e state ancora usando i drive a rotazione, probabilmente presto questa potrebbe non essere più la scelta migliore. Le nuove memorie flash a basso costo faranno sì che i drive a rotazione siano utili solo per i workload più leggeri. La maggior parte dei workload non analitici richiedono solo pochi IOPS per transazione. Le memorie HDD hanno un prezzo intorno ai 0,10 dollari per GB e sono 10 volte più economiche rispetto alle memorie flash, ma ogni fuso supporta solo 200 IOPS. Prima del recente avvento delle memorie flash, i database erano limitati in IOPS, e richiedevano grandi array per raggiungere buone prestazioni. Stimare il costo per IOPS in ogni caso è molto difficile, in quanto drive più piccoli forniscono le stesse prestazioni ad un costo più basso, ma arrivare a prestazioni simili a quelle raggiunte dal Samsung 840 di 96.000 IOPS richiederebbe oltre 400 HDD, ad un prezzo di centinaia di migliaia di dollari.

Ho chiesto un’opinione sull’argomento ad Enrico Signoretti, CEO di Jukuconsulting srl, azienda specializzata in consulenza e advising su infrastrtture storage e cloud; Enrico rimane ancora cauto con gli ottimismi, e fa capire che allo stato dell’arte è ancora un’avventura usare lo storage flash nell’ambito dei database.

LM: “Enrico, cosa ne pensi degli ultimi avanzamenti tecnologici nello storage flash, e come vedi un suo utilizzo in vari ambiti che sono ancora appannaggio di drive più classici? Mi riferisco anche all’ottimizzazione di database per memorie flash, al posto di avere database in-memory”.

ES: “L’industria sta lavorando molto per eliminare colli di bottiglia e migliorarne la durabilità. Questo lo stanno facendo sia da un punto di vista hardware, con controllori più sofisticati, che dal punto di vista software, aggirando i limiti della tecnologia e ottimizzando le scritture per diminuirne i side effects. L’obiettivo è di poter usare memorie MLC al posto di SLC per scopi/performance di classe enterprise. Un ulteriore passo è/sarà quello di eliminare colli di bottiglia di ogni tipo e accedere alla memoria flash direttamente via PCI, anche per i dispositivi esterni.

Infine, e qui mi collego alla domanda sui DB, si sta lavorando per utilizzare la memoria NAND per quello che effettivamente era stata pensata in origine: una RAM lenta, ma i tempi sono lunghi. Infatti, per quanto riguarda ottimizzare i DB per la memoria flash al posto dell’in-memory la vedo dura al momento. Attualmente, a parte integrazioni parziali e proprietarie, l’industria sta lavorando per un futuro in cui la memoria flash venga sempre più utilizzata come memoria. I tempi però sono lunghi, le prime API proprietarie stanno uscendo adesso e il tempo di adozione sarà lungo.

Al contrario l’in-memory è una tecnologia a cui si sta lavorando da più tempo ed è più adatta al futuro. Quando parlo di futuro parlo di cloud: è molto più facile ottenere VM da un cloud provider con particolari dotazioni di RAM piuttosto che con specifiche dotazioni di storage e, con l’in-memory, lo storage potrebbe essere anche particolarmente lento (anche a livello di storage ad oggetti). Ho visto poco tempo fa proprio una startup che sta lavorando in questo senso e mi sembra un approccio brillante, ne ho parlato in un articolo recente del mio blog”.

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