Facebook: privacy o profitto?

Fra meno di una settimana il mondo finanziario assisterà ad una delle più grandi proposte finanziarie della storia di Facebook. Questa, potrebbe portare alle casse di Facebook un capitale non indifferente o alternativamente portarlo al fallimento totale

Fra meno di una settimana il mondo finanziario assisterà ad una delle più grandi proposte finanziarie della storia di Facebook. Questa, potrebbe portare alle casse di Facebook un capitale non indifferente o alternativamente portarlo al fallimento totale, infatti tra gli scettici c’è chi pensa che per realizzare ciò che la compagnia di Zuckerberg si è proposta di fare bisognerà violare la privacy dei propri utenti, portando rischiando di fare la stessa fine di MySpace.

Ma in cosa consiste questa nuova trovata finanziaria? Fatta eccezione per qualche nuovo modello di business che lo trasforma in qualcosa che non è come ad esempio la vendita di software, applicazioni mobile e quant’altro, la pubblicità è la più probabile, sicura e primaria fonte di capitale di Facebook. Questa fonte di entrata di capitali però è fortemente condizionata dal numero di utenti del social network, che pur essendo altissimo, sta subendo una particolare frenata nell’ultimo periodo. E se comincia a non poter contare più su un numero enorme di utenti, Facebook deve cambiare strategia ipotizzando più entrate per singolo utente. Questo però significa annunci pubblicitari più mirati al singolo utente con conseguente violazione di privacy.

Il problema della violazione della privacy è tutto sommato il tallone di Achille di Facebook, avendone caratterizzato i principali casi aperti degli ultimi tempi, anche per quanto riguarda la gestione. Quindi questo nuovo sistema rischia di riaprire vecchie ferite che non sono state ancora del tutto curate. Arun Sundararajn ha paragonato il problema alla storia dell’ “uovo e la gallina”. Infatti secondo Sundararajn la prima fonte di introiti di Facebook è il numero di utenti e una politica di privacy del genere rischia di portare ad una riduzione del numero degli stessi.

Secondo Sundararajn prendersi un rischio del genere non avrebbe senso perché la maggior parte degli utenti utilizzano Facebook per interagire con altra gente e non per fare ricerche mirate a farsi pubblicizzare successivamente dallo stesso social network. Non manca la curiosità di capire come andrà a finire soprattutto per la grandissima importanza che ormai Facebook ha raggiunto nella vita di ogni individuo, anche se personalmente credo che abbia raggiunto un livello di espansione tale che difficilmente farà la fine di MySpace.

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