Dropbox e il successo cloud secondo il suo COO

Le ragioni del successo di Dropbox vengono raccontate dalle parole del direttore operativo Woodside che conferma un futuro roseo per il brand e l'azienda

Che Dropbox sia al centro della cronaca tecnologica di questi giorni è palese e non potrebbe essere altrimenti per un’azienda che inizia il nuovo anno con due grandi acquisizioni nel giro di pochi giorni. Entrano in Dropbox tanto CloudOn, quanto Pixelapse e solo le alte sfere possono sapere come queste due realtà troveranno sfogo in uno dei più importanti servizi di storage al mondo.

Dropbox e il successo cloud secondo il suo COO

Al di là di quelle che sono le notizie circolanti fra i vari media internazionali, ora positive, ma in passato anche negative, per capire cosa sia realmente Dropbox e quale aria si respiri in azienda, può essere utile servirsi delle parole di chi lavora ogni giorno per il successo del brand.

Così, alcuni stralci di un’intervista rilasciata dal COO (direttore operativo) di Dropbox Dennis Woodside al Telegraph possono aiutare a carpire qualche segreto sull’azienda che conta circa 3 miliardi di utenti connessi.

Le prime parole che Woodside proferisce sull’azienda riguardano la sua libertà di azione (forse per contraddire le maldicenze che vorrebbero l’azienda al servizio degli uffici governativi statunitensi, solo per la partecipazione di Condoleezza Rice). Secondo Woodside, Dropbox è libera della forze di mercato incontrollabili perché “non vende pubblicità e non vende hardware”. Queste frasi rinfrescano l’identità di Dropbox come servizio, il cui successo è dovuto principalmente a due grandi tendenze del momento: “ll primo trend vede protagonisti gli obiettivi fotografici degli smartphone e i PC, dispositivi con cui le persone stanno creando più file che mai, rendendo vitali le soluzioni adatte a soddisfare le esigenze di storage; il secondo trend riguarda il mondo mobile, dove le persone hanno più di un dispositivo e la gente cerca continuità operativa muovendosi verso verso il cloud. Gli utenti vogliono accedere ai propri file, in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e da qualsiasi piattaforma. Su Dropbox ci sono 3 miliardi di persone collegate – di cui circa 600 milioni sono studenti – e, potenzialmente, tutti potrebbero utilizzare un servizio cloud. Non tutti gli utenti sono paganti, ma potenzialmente una percentuale di loro potrebbe presto diventarlo ed è per questo che in azienda siamo entusiasti di cosa possa divenare Dropbox fra due o tre anni.”.

I business di Dropbox e i rapporti con la concorrenza

Queste parole svelano anche quelle che sono le due linee principali di business, per cui Dropbox risulta suddivisa “tra gli utenti che acquistano più storage per scopi privati e responsabili IT che utilizzano il software come servizio per gestire i requisiti di storage aziendale. Il primo gruppo comprende molti utenti che hanno raggiunto il limite di storage gratuito offerto con il telefonino nuovo. La ragione per cui si è realizzata la partnership con aziende come Samsung è che si ottiene davvero un’ampia adozione del servizio”, spiega Woodside.

Woodside fa poi riferimento alla concorrenza: “Molti dei servizi dei nostri concorrenti (Google e Microsoft, ndr) sono pensati per i loro ambienti di utilizzo, mentre Dropbox è un prodotto a sé stante. Abbiamo gli stessi prezzi della maggior parte dei competitor a parità di spazio di archiviazione, quindi la nostra crescita indica che le persone apprezzano le prestazioni e la semplicità di Dropbox. Dropbox ha fatto la fortuna con un prodotto unico che sincronizza cartelle di file attraverso diversi dispositivi, mantenendole comunque private e inaccessibili dagli utenti online non autorizzati.”

E non è un caso che la stessa Microsoft, pur avendo un proprio prodotto di storage, abbia deciso di lavorare anche con Dropbox. Quest’ultimo è per ora il più grande repository per i documenti di Office, per un totale di circa 30 miliardi di file. L’acquisizione di CloudOn consentirà agli utenti di vedere chi sta lavorando su documenti di Office all’interno di uno stesso workteam e di vedere i cambiamenti che si stanno apportando ai file in tempo reale. Con Pixelapse, invece, Dropbox potrebbe introdurre funzionalità d’uso comune dei software per architetti e designer.

Per sottolineare la salute dell’azienda, infine, Woodside accenna anche alle opportunità di impiego, dicendo “A Londra (e in altre parti del mondo, ndr), Dropbox sta assumendo”. E per sapere come si sta in Dropbox, ecco un simpatico video che accoglie chi è in cerca di assunzione.

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