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Dopo il datacenter, anche lo storage diventa definito via software

Man mano che VMware e Intel fanno acquisizioni di compagnie quali Nicira e Virtutech, e introducono nuovi prodotti, la nozione di software-defined data center diventa sempre più chiara e accessibile ad un pubblico più ampio. Stando a quanto dice Steve Herrod, CTO di VMware, il software-defined data center è un ambiente in cui “tutte le infrastrutture sono virtualizzate e offerte come servizio, ed il controllo di questo data center è interamente automatizzato da un apparato software”. Per com’è stato discusso all’IP Expo di Londra, il software-defined data center è una visione di utilizzo di hardware off-the-shelf, con l’acquisizione di flessibilità e scalabilità attraverso software. Questo crea un’infrastruttura più agile che può mantenersi aggiornata alle variazioni di richieste, e sostenuta da database open-source o analytics big data.

Questo livello di astrazione dall’infrastruttura fisica va a favore della facilità d’uso, semplificando la panoramica di infrastrutture spesso complicate, fornendo ai professionisti dell’IT più controllo ed una gestione più semplice del loro ambiente attraverso il livello software. Precedentemente agli specialisti è stato richiesto di gestire elementi proprietari, individuali, dalle installazioni di server al networking, agli array di storage meccanici. Con la nuova generazione di prodotti software-defined data center i professionisti dell’IT hanno più libertà di lavorare con il commodity hardware con cui si trovano più a loro agio, in modo che il software si occupi della manutenzione, che finora ha richiesto presenza fisica di personale molto specializzato. Con l’evoluzione di questi prodotti gli esperti potranno in futuro occuparsi di operazioni più interessanti, che gli permettano di offrire nuove soluzioni a problemi di business, contro il vivere in una costante modalità di manutenzione.

L’innovazione in questo campo potrebbe portare presto a concepire come obsoleto e inutilmente costoso l’array di dischi meccanico. Come per il resto dell’infrastruttura infatti, anche la fornitura di dati sta diventando definita via software. Questo avviene perché le infrastrutture meccaniche non possono seguire elasticamente la richiesta di dati dei processori multi-core di oggi. I protocolli SAS e SARA sono stati sviluppati per estrarre ogni ultimo bit di prestazioni dagli HDD meccanici. Queste interfacce però aggiungono una latenza dannosa e diversi colli di bottiglia se usate in combinazione con dispositivi basati su memoria flash. La degradazione nelle prestazioni risultante diminuisce la possibilità per una soluzione di memoria flash di fornire i dati all’applicazione nel tempo richiesto per l’esecuzione.

Le memorie flash sono col tempo diventate più convenienti economicamente parlando, per il deployment del data center, e le prime implementazioni di questo nuovo mezzo sono state adattate per poter funzionare nelle infrastrutture pre-esistenti, questo vuol dire essenzialmente che le flash sono state trattate come dischi veloci. Trattare le flash come un’estensione di memoria è un approccio architetturalmente superiore in termini di offerta di prestazioni a bassa latenza.

Fortunatamente le compagnie innovative hanno scoperto che il metodo di deployment utilizzato per i dischi nascondeva dei vantaggi per le flash. Queste compagnie hanno sviluppato un form factor server-deployed che ha posizionato le flash più vicino alla CPU tramite la PCI Express, insieme al software che taglia tutti i protocolli per i dischi che inducono alla latenza. Questo è stato il primo passo verso la creazione di storage definito via software nel data center, migliorando le prestazioni di dati per le applicazioni riducendo al contempo l’infrastruttura ed il capitale e le spese operazionali nel processo.

L’evoluzione essenziale nelle architetture di calcolo ha risolto il problema di come distribuire memoria flash per guadagnare il valore massimo, ma non ha ancora risolto il problema dell’accelerazione dati per ambienti in rete. Molte applicazioni enterprise sono state scritte con questi ambienti specificamente in mente, e questo modello direct-attached per la memoria flash non ha affrontato questa necessità.

Oggigiorno ulteriori miglioramenti nella distribuzione di memoria flash hanno eliminato questa barriera. Le soluzioni software che sono attualmente disponibili consentono agli utenti di caricare server con diversi dispositivi di memoria flash e di eseguire il software su quell’hardware per dare ai commodity server le caratteristiche di un dispositivo di storage in rete, compatibile con tutti i protocollo di rete standard. Gli array di dischi verticalmente integrati proprietari potranno quindi essere sostituiti ad un costo molto minore con memoria flash, riducendo significativamente il costo ed offrendo al contempo i miglioramenti di prestazioni delle memorie flash. Anche lo storage a livello di mercato sembra possa seguire il trend “software-defined”, e contribuire alla rivoluzione che sta avvenendo all’interno del data center.

Tratto da un post originale di Woody Hutsell, Senior Director of Product Management a Fusion-io 

 

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