La guerra del cloud storage, inizia Dropbox
Tutti vogliono i nostri dati nella cloud, e la concorrenza, anche in questo caso, finisce per migliorare i servizi per l'utente finale. Dopo che Dropbox ha dominato per anni nel settore dello storage online, con un servizio di sincronizzazione senza concorrenti, Google ha lanciato Drive, integrandolo con Google Docs e rendendo disponibili 5 GB di spazio a tutti, con canoni inferiori a Dropbox per i piani a pagamento. Dropbox risponde in questi giorni raddoppiando lo spazio dei suoi piani premium, da 50 a 100 GB e da 100 GB a 200 GB, gratuitamente (qui l'annuncio ufficiale sul blog Dropbox). Non solo, l'intenzione è quella di lanciare un piano da 500 GB di spazio. Gli hard disk d'altronde hanno passato tempo fa questi valori, e Dropbox è pensato per sincronizzare i file che manteniamo attivi sul nostro HD.
La concorrenza dicevamo: non si limita a questi nomi. Lo scenario è complesso, perchè questi servizi sono ottimi per i clienti privati, ma non sempre per le aziende, e così Box.net, compagnia sconosciuta fino ad un paio di anni fa, ora è leader nel cloud storage business, con account pensati per essere usati dalla piccola impresa così come da una multinazionale. Qui Google e Dropbox non ci sono ancora, pur mostrando un interesse crescente.
Non è tutto rose e fiori, il cloud storage, che tra l'altro oggi è protagonista della guida cloud di HostingTalk.it, è sufficientemente complesso nelle sue declinazioni, non tanto a livello tecnologico, quanto a livello di privacy e sicurezza, e se ci pensiamo è naturale dal momento che vi sono milioni di dati racchiusi in poche locations nel mondo, il concetto stesso di cloud.
Privacy, dobbiamo ripensarla
Nel momento in cui inviamo nella cloud un file, scattano una serie di meccanismi che dovrebbero criptare e proteggere quel file nel viaggio all'interno della cloud. Questo significa che nessun dipendente di Dropbox, di Google o di qualsiasi altra compagnia, deve poter accedere ad esso, visualizzarne il nome, i metadata o peggio ancora, il suo contenuto; teoricamente è semplice, in realtà in passato questo ha sollevato una serie di problemi, scatenando una sorta di fobia nelle grandi aziende che non hanno certo interesse a metter in dubbio la sicurezza dei loro documenti. Crittografare i file è un altro punto critico, non a caso l'italia Seeweb ha investito in una startup che si occupa proprio di sicurezza per il cloud storage, per rendere realmente sicuro il meccanismo con cui poniamo in data center esterni i nostri file. I ragazzi di FileRock non a caso parlando di crittografia diretta sul computer dell'utente e non una volta che il file è arrivato nella cloud, perchè nel "tragitto" potrebbe accadere qualcosa, anche in una connessione SSL, apparentemente protetta.La rete diventa fondamentale e deve essere a banda larga
Capita spesso che parlando con alcune aziende, piccole e grandi, il problema relativo all'adozione del cloud sia identificato nella lentezza delle linee. Ci sbagliamo pensando che sia un problema squisitamente italiano, si ripropone in altre parti del mondo e diviene globale nel momento stesso in cui Apple e Google vendono milioni di dispositivi ogni giorno, forzando utenti aziendali e non, a entrare in un contesto diverso dal passato, dove email, foto e dati sono disponibili in mobilità, su PC, su Smartphone o online. Ovviamente gli utenti vogliono fare lo stesso con i dati su cui lavorano e questo porta al cloud storage.Il problema maggiore nel breve futuro saranno gli investimenti delle compagnie telefoniche sulle loro reti: l'invidia per gli OTT (over the top come Google o Facebook) è a livelli mai visti prima, le capitalizzazioni milionarie e la crescita della loro base clienti porta spesso a immaginare una rete a due velocità, dove chi paga di più la telco ottiene una maggiore velocità nel download dei dati, in base anche al tipo di traffico. E' il sogno di Comcast, di Telecom Italia e in generale di migliaia di operatori che devono trovare un modo per offrire servizi a valore aggiunto sulle loro reti.
La consapevolezza di poter avere una connessione sicura e veloce è fondamentale per convincere le aziende a migrare a servizi di cloud storage. Su questo fronte non c'è concorrenza che tenga, fino a che non si troveranno validi accordi tra telco e operatori online, difficilmente si potranno trarre benefici, anche se compagnie come Vodafone hanno deciso di lanciare un proprio servizio di cloud storage e hanno quindi interesse a potenziare anche la rete esistente. La mia idea è che le aziende italiane abbiano molto interesse nello storage cloud, siamo il paese delle piccole aziende, dove lo storage è spesso gestito male e in maniera costosa, con NAS e apparati poco idonei a soddisfare le esigenze moderne, una PMI (come si diceva qualche giorno fa proprio parlando di cloud e PMI) ha interesse a passare al cloud, ma oltre alla mentalità per farlo, deve avere una rete che riesca poi a supportare la mole di dati scambiati e le ADSL italiane non sempre sono all'altezza del compito.