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Interoperabilità nel cloud, le API non bastano

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postato il 29 Giugno 2012
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Satya Nadella, alla guida della missione cloud di Microsoft Azure, in una finestra di dialogo organizzata da GigaOm ha accolto con piacere la possibilità di sedersi con il presidente di Rackspace Lew Moorman, per capire come rendere più semplice lo spostamento di workload tra i cloud delle rispettive compagnie.

“Gli utenti non vogliono certo essere bloccati dal lock-in”, ha affermato Nadella durante una chiacchierata con il magazine GigaOm a cornice dell'evento Structure 2012. Il problema è che una reale interoperabilità richiede che i data center ad entrambi i lati della transazione siano molto simili. “Abbiamo bisogno di definire quello che noi intendiamo per interoperabilità”, ha detto. Perché delle applicazioni eseguite su Azure siano trasferibili su altri cloud, l'altra piattaforma deve replicare ciò che sta andando nei data center Azure. Questo è l'ostacolo maggiore, e secondo Nadella va ben oltre il supporto API.

Moorman l'ha seguito a ruota affermando bocciando la credenza che clonare delle API per il cloud ben conosciute possa risolvere il problema di interoperabilità. Il problema è che Amazon EC2, S3 ed altre API coprono solo una piccola frazione dell'infrastruttura e dei servizi Amazon, secondo il parere di Moorman. I commenti di Nadella hanno confermato che clonare le API non basta, riferendosi chiaramente alla pratica di Amazon, che crede che le compagnie che supportano le sue API lavoreranno bene insieme ad Amazon Web Services. Eucalyptus, provider di private cloud ed alleato di AWS, è d'accordo con questa pratica, Rackspace chiaramente no.

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