Switch off IPv4: l'Italia si fa trovare impreparata
Lo scorso 6 giugno è cominciata l’era dell’IPv6, che ha avuto il proprio prologo nel test day di un anno fa, più precisamente l'8 giugno del 2011. Visto che era andato tutto liscio, il test fu considerato superato e ora molti operatori come Google, Microsoft, Yahoo e Facebook si sono lanciati a capofitto nello sviluppo della propria piattaforma su IPv6. L’obiettivo è avere entro fine mese almeno l’1% del traffico Internet attivo su Ipv6.
Ma cosa sta succedendo davvero alla Rete? Volendo, si può immaginare che la Rete sia una città incredibilmente grande e la cui popolazione è in rapida, incontenibile espansione. In questa fantasmagorica città, l’Internet Protocol stabilisce quanti indirizzi abitativi possano esserci. Il protocollo utilizzato fino ad oggi, l’IPv4 è stato introdotto a inizio anni ’80 e a quel tempo Internet era poco più che un esperimento, e nessuno avrebbe immaginato che di lì a qualche decina d’anni il numero di persone (e di dispositivi) connesse sarebbe aumentato fino ai livelli odierni. Gli indirizzi erano codificati in binario utilizzando 4 gruppi da 8 bit e quindi permetteva di ottenere un massimo di 4,3 miliardi di indirizzi, Ipv6 invece prevede la codifica a 128 bit che permetterebbe di arrivare ad un numero indefinito di indirizzi.
C’è chi non ha esitato a definire sovradimensionato il nuovo protocollo. Del resto, su questo pianeta siamo in 7 miliardi e difficilmente la popolazione umana si allontanerà molto da questo ordine di misura. Il fatto è che gli indirizzi IP non servono a identificare una persona, bensì gli apparecchi che essa utilizza per collegarsi infatti si prevede che entro il 2020 ogni persona su questo pianeta disporrà in media di 7 apparecchi connessi per un totale di 50 miliardi di dispositivi connessi.La situazione italiana riguardante l'IPv6 è purtroppo tutt'altro che rosea, infatti i provider di servizi internet sono totalmente impreparati al cambiamento di tecnologia, che per fortuna avverrà totalmente entro il 2025. Infatti gli operatori di rete italiani stanno distribuendo ancora apparati domestici adatti a consentire l’accesso solo a IPv4. Al momento l’unica cosa che si può fare è cominciare a chiamare il proprio operatore per fare pressione, perché quando sarà il momento non si potrà fare da soli.
Telecom Italia sta introducendo progressivamente questa tecnologia e gli va riconosciuto il merito di aver introdotto un protocollo in grado di incapsulare pacchetti IPv4 in pacchetti IPv6, rendendo così ottimale il passaggio da una tecnologia all'altra. Vodafone e Wind stanno da tempo lavorando ad una soluzione ma fino ad ora non sono stare annunciate date certe di switch-off. Fastweb invece dà la possibilità agli utenti di creare un tunnel IPv6 tra il proprio PC (o router) e i server di Fastweb per navigare nel mondo IPv6, a patto però che l'utente sia in grado di impostare un tunnel sulla propria macchina o sul proprio router, ipotesi da ritenersi alquanto improbabile per il 90% degli utenti.
